«Se riuscissi a gestire il tempo nel migliore dei modi, se potessi ponderare ogni azione, controllare ogni gesto, non ci sarebbe bisogno di fermarlo o rallentarlo, perché tutto scorrerebbe come dovrebbe scorrere, e la mia vita con lui! Tempo al tempo. La crescita è il tempo stesso, quanto un abbraccio, quanto un pianto, un Amore, un sogno. Anche i sogni sono scanditi dal tempo, essi terminano quando è tempo di svegliarsi, quando la realtà giornaliera si fa strada tra i pensieri e i nostri occhi si aprono. L'unico tempo che non conosco è la durata della mia vita, c'è chi desidera di godersela in salute, solo con se stesso» e pensava come i grandi.
«Ma c'è anche chi desidera donarla per gli altri» gli rispose la foglia che aveva appena toccato terra.
«Chi te l'ha detto?» chiese il piccolo principe. «Le rose» rispose la foglia.
«Le rose non sanno queste cose!».
«È vero» rispose «ma il loro profumo è così dolce da ascoltare i respiri, e dicono che c'è una pecora da qualche parte, rannicchiata tra loro che sta sognando!».
«Dove?» chiese il piccolo principe. La foglia non rispose. «Dove?» ripeté più forte.
«Non posso dirtelo, mi dispiace.».
«Tu me lo dirai invece, altrimenti... » non finì la frase perché la foglia s'intromise prima e disse: «Altrimenti cosa? Cosa mi fai? Mi tratterai male come hai fatto con la tua pecora? Credi d'esser più forte ora che sei grande? Sei solo. Tu sei solo ora!».
«Ho me stesso ora, e sto bene!». «Sicuro?» chiese la foglia.
«Certo» rispose il piccolo principe.
«E allora perché guardi al passato con tristezza? Perché ti chiedi cosa sia un abbraccio? Perché?».
Il piccolo principe non rispose. Non aveva parole. Il dire della foglia era molto corretto. E aveva dato modo al piccolo principe di ragionare: «Se basto a me stesso che m'importa di sapere cosa sia un abbraccio, e quanto duri?».
A questa domanda che nasceva dal cuore gelato e che in lui non trovava risposta, perché l'Amore soffriva il freddo, rispose la foglia: «La tua pecora sa cosa sia un abbraccio. La tua pecora sa trasformare le sensazioni in emozioni, tu invece non sai più ridere né sai piangere, né dunque sai più Amare!».
«I bambini ridono e piangono! Io sono grande ora!» disse alla foglia con tono molto autoritario.
«Tu hai dimenticato d'esser stato un bambino e non sai più chi sei!».
«lo so chi sono!» disse: «Sono un picc... sono un picc... sono un principe» e non riusciva proprio a dire "piccolo", come non riusciva davvero ad arrossire, a piangere e a ridere. Aveva davvero dimenticato d'esser stato un bambino. «Buonanotte, principe» disse la foglia e lui non rispose.
Aveva un magone dentro, un senso stranissimo di malinconia mista a incredulità. Non voleva ammettere che la foglia avesse ragione e conobbe un sentimento nuovo, che non aveva mai provato prima: l'orgoglio. Tossì alla buonanotte della foglia, come per farla sentire in colpa. Come faceva la sua rosa sul suo pianeta, ma la foglia tacque, e il piccolo principe s'addormentò sul ramo.
Quella notte sulla Luna ci fu un silenzio assordante.
[Il Piccolo Principe, Antoine de Saint-Exupéry]
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