martedì 6 novembre 2012

Un ponte lungo 1.300 kilometri

Come immagino tanti di voi, anch'io ho approfittato di questi giorni di ponte per staccare un po' dalla quotidianità. Un viaggio "on the road" con alcuni amici sto(r)ici, attraversando in auto Austria, Slovacchia e Repubblica Ceca per fare tappa a Bratislava e proseguendo in seguito per la Polonia, destinazione Krakow.

Una città, questa, che mi ha estremamente colpito per la sua freschezza, e non mi riferisco al fatto che d'inverno sfiori i 25 gradi sotto lo zero. Quello che ho percepito vivendo le abitudini della gente è la voglia di mettersi in gioco, di rinascere e di unificarsi al trend delle altre città europee. 
Ho avuto l'impressione che fosse una città giovane, piena di energia e spirito di intraprendenza; libertina e con molte possibilità di svago e divertimento. Penso ad esempio al centro storico, molto curato e ben tenuto e ricco di tradizioni locali. Oppure il ghetto ebraico, a sud della città, che offre una quantità spropositata di locali e pubs in ogni angolo delle vie che lo compongono, estremamente colorato e variopinto.

Anche Bratislava mi ha stupito positivamente, tanto da farmi abbattere i preconcetti che avevo sulle città dell'est europeo, non essendo mai stata in nessuna di queste. Molto più piccola della precedente, le sue vie sono meno affollate rispetto a Cracovia, ma la cura dei dettagli all'interno del suo centro storico la fanno sembrare un dipinto di qualche paesino incantato frutto dell'immaginazione di chissà quale artista.

Lascio ora alla vostra immaginazione una passeggiata per le vie di queste città e vi posto due fotografie scattate in momenti di trasporto fotografico.





Altra cosa purtroppo è parlare della visita che non potevamo mancare ad Auschwitz-Birkenau, meta per la quale sono valsi realmente i 1.300 km di strada, senza nulla togliere al resto. 
Sono una forte sostenitrice del fatto che sia una tappa che ogni essere umano dovrebbe vivere. Tante sono le motivazioni a supporto della mia tesi: rievocare la memoria per evitare il reiterasi di tragedie di tale portata, conoscere la storia per vivere in piena consapevolezza il presente, ma più di ogni altra questione, ciò che mi insegnano luoghi come questo, è che va conosciuto il male per poter scegliere il bene. Questa è senza dubbio una delle certezze che ho costruito fino ad ora nei miei giorni: scegliere - nel quotidiano - le strade che conducano alla pace, al bene, alla fratellanza e all'integrazione fra i popoli e le culture.

Come scrissi anche in occasione della visita a Mauthausen, è molto difficile cogliere l'essenza dei campi di sterminio. Se dovessi descriverli con un colore direi "grigio", con un suono direi "silenzio", con una parola direi "atrocità", ma con la fotografia - con questa sì - lascio un'immagine di speranza, certa che il cuore umano possa, in effetti, aprirsi all'innocenza di una rosa senza spine.




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